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Questo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) analizza in modo sistematico come i determinanti commerciali della salute contribuiscano alla diffusione delle malattie non trasmissibili nella Regione Europea dell’OMS (molto più vasta dei confini geografici europei, perché comprende la Federazione Russa, le repubbliche caucasiche, l’Asia centrale e lo Stato di Israele – ndr)

Si stima che quasi 7.500 decessi al giorno (circa 2,7 milioni all’anno) siano attribuibili a fattori commerciali, rappresentando il 25% della mortalità totale.

I determinanti commerciali sono definiti come i sistemi, le pratiche e i percorsi attraverso i quali gli attori commerciali influenzano la salute e l’equità. 

Il rapporto evidenzia che, sebbene le industrie siano diverse (tabacco, alcol, alimenti ultra-processati, combustibili fossili e farmaceutica), esse utilizzano un “playbook” (manuale di strategie) comune per massimizzare i profitti e ostacolare le politiche di salute pubblica.

 

Strategie e meccanismi di influenza commerciale

Il documento identifica diverse aree chiave attraverso le quali l’influenza commerciale compromette la salute pubblica:

  • manipolazione delle evidenze scientifiche: attraverso il cosiddetto “Science for profit model”, le industrie influenzano la ricerca finanziando studi favorevoli ai propri interessi, diffondendo disinformazione o mettendo in dubbio dati scientifici consolidati per creare “ambienti di ignoranza”;
  • marketing e profilazione dei dati: le tecniche di marketing digitale sfruttano le vulnerabilità individuali, prendendo di mira in particolare bambini e adolescenti tramite algoritmi, spesso in contesti non regolamentati;
  • potere di mercato e lobbying politico: l’elevata concentrazione industriale (oligopoli) conferisce alle grandi multinazionali un potere politico sproporzionato rispetto agli attori statali. Queste aziende utilizzano le leggi del mercato unico dell’UE e gli accordi commerciali internazionali per contestare le normative nazionali, sostenendo che esse ostacolino il libero scambio;
  • la Responsabilità Sociale d’Impresa come distrazione: attraverso questa presunta forma di responsabilità d’impresa, le industrie cercano di allineare la propria immagine ai valori e alle aspettative della società, apparendo come attori “morali” e responsabili, per costruire un capitale reputazionale che rende molto più difficile per il pubblico o per i politici criticare le loro attività, anche quando queste sono nocive per la salute. Un esempio è la pratica dell’artwashing, la sponsorizzazione di musei, gallerie e istituzioni culturali per distogliere l’attenzione dai danni sociali causati dall’azienda. L’artwashing serve anche a bypassare i divieti di pubblicità, inserendo marchi o prodotti (come i nuovi dispositivi per il tabacco riscaldato) in contesti artistici d’élite;
  • pratiche finanziarie estrattive: strategie come l’evasione fiscale e il riacquisto di azioni proprie estraggono ricchezza dai sistemi economici, sottraendo risorse preziose che i governi potrebbero investire nella sanità pubblica e nella prevenzione delle malattie non trasmissibili.

 

Verso un cambio di paradigma

Il rapporto sottolinea che l’attuale sistema politico-economico privilegia gli interessi commerciali rispetto alla salute pubblica, portando a una crescita della ricchezza privata a scapito di quella pubblica. Per affrontare queste sfide, l’OMS suggerisce un’agenda d’azione basata su:

  1. regolamentazione rigorosa: superare i modelli di autoregolamentazione volontaria da parte degli attori commerciali, in favore di quadri normativi vincolanti simili alla Convenzione quadro dell’OMS per il controllo del tabacco (FCTC);
  2. trasparenza e gestione dei conflitti di interesse: proteggere i processi decisionali e la ricerca scientifica dall’influenza industriale, rendendo obbligatoria la dichiarazione dei legami finanziari;
  3. supporto alla società civile: rafforzare le organizzazioni indipendenti [Organizzazioni della Società Civile (CSO) e Organizzazioni Non Governative (ONG) che operano nel campo della salute pubblica senza legami finanziari o conflitti di interesse con le industrie] affinché possano contrastare le narrazioni industriali che spostano la colpa delle malattie sulla sola responsabilità individuale del consumatore;
  4. riconsiderazione dei modelli economici: esplorare modelli alternativi che mettono al centro la salute umana e la sostenibilità ambientale anziché il solo profitto monetario.

In sintesi, il rapporto invita i decisori politici a riconoscere la natura sistemica del problema e a promuovere ambienti che favoriscano scelte salutari, proteggendo le future generazioni da interessi commerciali che operano in conflitto con il bene comune.