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In Italia, il Sistema Sanitario Nazionale sta affrontando sfide da cui dipende la sua stessa sopravvivenza.

 

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche hanno reso inadeguato il vecchio modello centrato sull’Ospedale, perché focalizzato soprattutto sulla cura delle patologie acute, e fanno emergere la necessità di una riorganizzazione del Sistema Sanitario e, in particolare, delle Cure Primarie.

 

Il Libro Azzurro nasce per promuovere questa indispensabile trasformazione con un progetto collettivo ed un coinvolgimento “dal basso”, un lavoro di scrittura partecipata promosso dalla Campagna “2018 Primary Health Care: Now or Never” ed è parte di un processo di educazione permanente che vuole essere strumento di riflessione e cambiamento per il rinnovamento delle Cure Primarie in Italia. 

Non vuole essere solo un documento tecnico, ma un laboratorio aperto che propone un approccio globale alla salute, che mette al centro non la malattia, ma la persona e la sua comunità.

 

I 3 pilastri della proposta di cambiamento sono:

  1. il superamento della frammentazione specialistica per abbracciare una visione del prendersi cura che includa i determinanti di salute (ambiente, lavoro, istruzione, relazioni);
  2. il coinvolgimento del territorio per costruire salute a partire dai luoghi dove le persone vivono. Il Libro propone una nuova architettura basata su Distretti Sociali e Sanitari, Case della Comunità (intese come luoghi di relazione e “welfare generativo”) e Microaree vicine ai cittadini;
  3. i cittadini sono chiamati ad essere soggetti attivi della propria salute. La comunità partecipa alla mappatura dei bisogni e alla co-progettazione degli interventi.

Il Libro Azzurro spinge per una formazione universitaria che trasformi i professionisti in “agenti di cambiamento”, capaci di lavorare in équipe multiprofessionali e di agire concretamente ed efficacemente nel contesto sociale.

 

Perché proponiamo di leggerlo e di sostenerlo?

Perché propone un sistema più equo, sostenibile e umano, dove l’investimento nella partecipazione produce salute e risparmio nel lungo termine. 

La pandemia ha dimostrato che non possiamo più aspettare: è arrivato il tempo per una maggiore partecipazione di tutti al perseguimento degli obiettivi di salute e per lo sviluppo di un’efficace organizzazione dei servizi sul territorio.

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